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Ecco l'errore decisivo dei 7 battistrada che ha deciso la Maratona

foto Justin Lagat

VENEZIA - Un sogno realizzato quello di Eyob Faniel, sicuramente prima del previsto, perché tra la speranza di fare bene salendo magari sul podio, e riuscire addirittura a vincerla, c'è un mare di 42 chilometri da superare. «Adesso posso dirlo, la sentivo eccome la pressione su di me alla vigilia, ovviamente non potevo dirlo perché cercavo di autoconvincermi che andava tutto bene lo sfogo liberatorio del primo italiano in Riva Sette Martiri dopo ben 22 anni L'uscita di scena dei miei avversari? La conferma che anche nell'atletica la fortuna conta, e anche tanto».

Il riferimento è al clamoroso errore di percorso dei 7 battistrada al 25 km poco prima del sottopasso di Marghera (vedi video), loro  hanno imboccato invece la rampa che li portava in... tangenziale complice - pare - l'apertura di una transenna che delimitava il percorso.

 



Una felicità comunque meritata quella di Faniel, perfetto esecutore in strada della strategia pianificata a tavolino.
 «Con Ruggero (Pertile, ex maratoneta e tecnico di Eyob, ndr) abbiamo iniziato un percorso nel 2015, lui prima che un allenatore molto serio ed esigente è un amico. Se oggi ho fatto la storia è una vittoria di tutti coloro i quali hanno creduto e sofferto con me, per questo la mia prima VeniceMarathon la dedico a me stesso per tutto quello che ci sto mettendo ogni giorno». Emozioni che il veneziano-bassanese fa trasparire a cuore aperto. «Correvo in casa, ero agitato, per fortuna avevo dormito bene per otto ore la notte prima del via sorride Il futuro? Prima ci saranno gli Europei, un pensiero alle Olimpiadi di Tokio 2020 lo faccio, sperando che finalmente anche la Federazione si faccia avanti e mi dia una mano, visto che fino ad oggi abbiamo fatto tutto da soli e a nostre spese. Il tempo di 2h12'16? Continuavo a guardare l'orologio perché ci avrei tenuto al 2h11, forse non avesso dovuto affrontare tutto solo il Ponte della Libertà ce l'avrei fatta, ma sono felicissimo ugualmente, anche per come ho superato i ponti».
 
 


Soddisfatto per il secondo posto a poco meno di 3' l'eritreo Mohammed Mussa, mentre va sottolineato come l'uscita di strada degli atleti africani non sia stato l'unico colpo di scena della Venice: a pochi metri dall'arrivo, infatti, il keniano Gilberto Chumba ha pensato bene di festeggiare il suo terzo posto mimando l'aeroplano a braccia larghe, peccato che alla sue spalle sia sopraggiunto il marocchino Tariq Bamaarouf soffiandogli il podio.
«Un risultato insperato per me, non me l'aspettavo proprio la gioia del 34enne Bamaarouf ma a 100 m dal traguardo ho visto uno spiraglio e mi ci sono infilato raccogliendo le ultime forze». Misurata l'esultanza di Utura Gedo, dominatrice rosa in 2h29'04 con oltre 12' sulla vincitrice dello scorso anno e di 13' sulla connazionale Aynalem Woldemichael. «Nei primi 15 km non ero ottimista ha confidato perché vedevo una Cherono molto convinta conoscendo già il percorso. Poi però lei ha avuto dei problemi di stomaco, ci ho creduto e sono felicissima di aver vinto migliorando di oltre 5' il mio record». Le due atlete sconfitte hanno invece assicurato in coro: «Il podio fa piacere, i tempi però non ci soddisfano, torneremo per migliorarci».
m. del.
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