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Zanardi: «Il futuro? Il Mondiale paraciclistico a Maniago. Poi alla 24 Ore di Daytona senza protesi»

Alex Zanardi mentre scia con i ragazzi del progetto SciAbile di BMW

SAUZE d’OULX - Unico. C’è soltanto questa parola per definire Alex Zanardi, residente da molti anni nel Padovano. Persona, campione e personaggio inimitabile. Se non esistesse bisognerebbe inventarlo. Protagonista, ma non perché ama esserlo anche del progetto SciAbile nato nel 2003 dalla collaborazione tra il BMW Group Italia e la Scuola di Sci dell’importante stazione invernale, che ha tagliato il traguardo simbolico dei 15 anni, confermando di essere il pilastro fondamentale della strategia di Corporate e Social Responsibility della Casa tedesca, denominato SpecialMente.

Testimonial d’eccezione e partecipante all’ennesima lezione gratuita di sci erogata dal debutto ai giorni d’oggi a oltre 1200 allievi disabili da un team di professionisti, il cinquantunenne fuoriclasse bolognese, si è divertito sulle piste innevate e non si è sottratto, nel suo ruolo di ambasciatore della BMW, a una lunga intervista nel corso della quale ha parlato del piacere di poter essere coinvolto in questa attività e della sua passione inalterata per lo sport.
«Questo - ha detto Zanardi - è un progetto bellissimo, che si è evoluto nel tempo, regalando speranza e opportunità a tanti ragazzi disabili e alle loro famiglie. Ed è difficile trovare qualcosa da aggiungere. Abbiamo celebrato un compleanno particolare: i 15 anni di SciAbile. Personalmente, sono molto felice di essere di nuovo qui perché non ho mancato neanche uno dei suoi appuntamenti. Soprattutto, perché SciAbile è l’essenza di ciò che lo sport, attraverso la solidarietà e la condivisione, può fare per migliorare la vita delle persone. Ogni volta, per me, è un’esperienza di vita nuova, particolare ed emozionante, sono felice di sostenere il progetto».

Parliamo però anche dei tuoi programmi.
«Curioso che un uomo di 51 anni sia qui a ancora qui a raccontare qualcosa a fronte di una domanda del genere. Però, sì, ce ne sono. Voglio prendere parte al Mondiale paraciclistico che si svolgerà a inizio agosto in Italia, a Maniago, in provincia di Pordenone, per cui farò delle gare di avvicinamento che per altro quest’anno hanno anche una valenza di punteggio per il criterio di qualificazione per i Giochi olimpici di Tokio del 2020, dei quali io ovviamente non so ancora se prenderò parte. In ogni caso i miei eventuali punti non si perderanno nel vento ma potranno servire a qualche mio compagno della nazionale. Ogni atleta li raccoglie non solo individualmente, ma anche per la squadra azzurra. I punteggi ottenuti determinano il numero di possibili iscrizioni e il commissario tecnico decide chi portare in Giappone. Potrebbe anche succedere che qualche altro atleta ottenga risultati migliori di me nella mia categoria, ce ne sono cinque, e io potrei stare, giustamente, a casa».

Ma c’è pure l’automobilismo, che in sostanza non hai mai abbandonato.
«Anche per la pista ho un programma. Nel 2015 partecipai alla “24 Ore” di Spa con grande sofferenza fisica. Perché dovevo guidare con le protesi delle gambe addosso, si tratta di elementi molto intrusivi che, per esempio, riducono molto la traspirazione della pelle, creando altre difficoltà. E dopo 40 minuti di permanenza nell’abitacolo in quelle condizioni era una specie di inferno. Quindi abbiamo avviato un progetto per correre nel gennaio 2019 alla “24 Ore” di Daytona. Per questo motivo ho chiesto ai tecnici di studiare delle soluzioni per guidare senza le protesi. Loro hanno preso nota del problema e hanno realizzato un dispositivo che mi permette di frenare con le braccia. L’ho già provato. In effetti è un’altra vita. Con questo sistema sono riuscito a fare 800 chilometri in un giorno. Alla fine ero stancherello, però... Anche qui dovrei disputare qualche corsa di allenamento e apprendimento, probabilmente in America, anche per affiatarmi con la squadra. La macchina a disposizione sarà una BMW M8 e la gestione dovrebbe essere affidata a Bobby Rahal che già disputa il campionato Imsa. Ho fatto alcuni test e altri sono in calendario con una M6 come quelle che stanno correndo nei campionati nazionali e internazionali».
Unico Zanardi. La sua volontà, dopo tutto quello che passato, può essere veramente un esempio per tutti. Anche per i non disabili.


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