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Borzov, il gemello diverso di Mennea: «Quando io e Pietro battevamo gli afroamericani»

Borzov, il gemello diverso di Mennea: «Quando io e Pietro battevamo gli afroamericani»

Borzov guarda una foto dei suoi tempi giovani e “pistaioli” e commenta: “Ero giovane e bello; adesso sono solo bello”. Borzov era il sovietico avversario di Pietro Mennea. Fosse stato di questi tempi, lo avrebbero chiamato “Roborzov”, tanto si diceva che fosse un prodotto di laboratorio. Non un pollo: semmai un ghepardo. “Di laboratorio lui?  diceva Mennea guardandolo, e non ci credeva. Poi aggiungeva: “E quando lo batto uno così?”. Non dovette attendere molto Pietro: lo sconfisse. E più d’una volta.
AL CONI PER UN LIBRO
Valerji Borzov, quasi settantenne, alto come allora ai tempi d’oro di Monaco ’72, ma decisamente più largo, è a Roma per presentare un suo libro. E anche per festeggiare, insieme con il Coni e dunque con Giovanni Malagò in primis, gli studenti del “Management olimpico”, il corso post laurea che si tiene alla Scuola dello Sport, quel luogo verde che è la prova vivente di come lo sport renda l’ambiente sostenibile, salvaguardando con i suoi bisogni il territorio. Volando, all’uso inglese, i tocchi consegnati a ragazze e ragazzi che hanno ultimato gli studi, sorridono i responsabili di questa bella iniziativa che guarda allo sport di domani, Rossana Ciuffetti, Alberto Acciari e Antonello Bernaschi. La Scuola fa anche da editrice, ed ha pubblicato il libro di Borzov, titolo  “Il grande sprint”, sottotitolo “Tra sogno e realtà”. I quali sogno e realtà sono già in copertina: lì si stringono la mano e sorridono Mennea e Borzov, “CCCP”, che era l’Urss di allora (Borzov è ucraino), e “Italia”, che è quella di sempre,
MESSAGGI POLITICI
“Siamo quelli, lui tipico italiano e io tipico ‘slavo’, che abbiamo interrotto la superiorità afroamericana. Siamo europei entrambi. L’Europa dovrebbe ringraziarci”. Primo segnale all’Europa.
Secondo segnale: “Il Cio è indipendente, difende l’indipendenza dei Comitati olimpici nazionali dall’invasione politica”. Detto da un ex sovietico ha un valore in più? Ma è giusto un pensiero. Il resto è per Mennea. Il resto è per lo sprint.
UNA DOMANDA
Sostiene Borzov di aver letto i racconti di Owens, di Berruti, di Hayes, di Bolt. “Tutti rispondono a tre domande: chi, dove e perché; ma nessuno ha detto come”. Valerji vuol dire e spiegare, con il suo allenatore, come sia diventato Borzov, due ori olimpici, medaglie europee “a schiovere”, i mondiali non c’erano ancora. Mennea diceva: se dico come faccio io e lo fanno, a loro fa male. Aveva ragione Pietro.
PSICOLOGIA
Racconta Borzov che faceva innervosire Pietro con piccole annotazioni pre_gara, tipo “oggi la pista è dura”. Mennea forse si preoccupava o forse no. Ha raccontato Manuela, la moglie di Pietro, di avere molti scritti ancora inediti di lui e che ci sono capitoli dedicati a Borzov, il rivale “più grande, più stimato, più amato”, parole lette dagli scritti, con Manuela che s’emoziona alla rilettura. “Freddo, composto, atteggiamento regale, calma, serenità”. Per l’appunto: “ma quando lo batti uno così?”. Uno così, però, a Mosca ’80, andò con l’interprete al Villaggio Olimpico dopo una sciagurata prova di Pietro sui 100 e lo rassicurò per i prossimi 200 che Mennea quasi non voleva più correre. Ma, se lo dice Borzov…. Mennea corse i 200 e vinse l’oro.
STORIE TECNICHE
Borzov racconta di storie tecniche, di bilancieri, di appoggi in partenza, di piccoli grandi segreti che hanno percorso la sua leggenda, di Kiev dove andavano per imparare anche i tedeschi dell’Est (che con gli uomini avevano da imparare ma con le donne no). Partenza con tre appoggi e non i classici quattro: “Non era vietato”. Ringrazia una serie di esperti: ne tiene l’elenco su di un foglietto.
UN OSSIMORO PER TORTU
E dà consigli. “Tortu? Non l’ho mai visto correre, lo guarderò a Doha. Oggi gli direi: vai veloce ma senza fretta”. Sembra un ossimoro, è l’invito a non bruciare le tappe per non bruciarsi. Un buon consiglio: Valerji è un amico dell’Italia. Come membro Cio ne ha sempre sostenuto i desiderata organizzativi. Quelli che un domani toccheranno ai tanti ragazzi del “Management olimpico” che mandano al cielo del Coni il tocco e i sogni.


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