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Djokovic conquista Wimbledon per la quarta volta: battuto Anderson in 3 set

Djokovic conquista Wimbledon per la quarta volta: battuto Anderson in 3 set

Dopo oltre due anni Novak Djokovic torna a conquistare un titolo Slam. E lo ha fatto a Wimbedon, nel torneo più antico (era la 132esima edizione) e prestigioso del mondo. Sul sacro prato del Centre Court ha dominato contro Kevin Anderson: 6-2 6-2 7-6 (3) dopo due ore e 19 minuti. L'ultimo trionfo nei Major il 31ennne di Belgrado lo aveva vinto al Roland Garros nel giugno 2016. Quel giorno iniziò la crisi di un campione capace di dominare come nessuno nel tennis negli ultimi 30 anni. Anche più degli stessi Federer e Nadal, se si pensa dal 1969 è stato l'unico ad avere in tasca quattro Slam di fila anche se non nella stessa stagione (sarebbe stato Grande Slam) ma tra il 2015 e il 2016. Lo scorso aprile, reduce da un intervento al gomito destro e messe da parte alcune scelte poco azzeccate (da Becker a Agassi per finire con Stepanek). è tornato ad allenarsi con Marian Vajda, il suo coach storico. Con il tecnico slovacco ha lavorato dal 2006 (aveva solo 19 anni) al 2017 e con lui ha vinto, tutto sino ad arrivare in vetta al ranking. E in quattro mesi rieccolo di nuovo ai massimi livelli.

Djokovic nella sua centesima finale in carriera, la 22esima in uno Slam, la quinta a Wimbledon, partiva favorito contro Anderson. Non fosse altro per i numeri tutti a suo favore: per il 32enne gigante sudafricano di oltre due metri era la seconda finale Slam dopo quella persa dieci mesi fa agli US Open contro Nadal. I precedenti dicevano 5-1 per il serbo, anche se nel 2015 proprio sull'erba di Wimbledon il tennista di Johannesburg era stato avanti due set negli ottavi prima di arrendersi al quinto. Questa volta è stato tutto molto più semplice per Nole. Anderson è apparso affaticato e poco lucido sin dalle prime battute: meno efficace al servizio (solo 10 ace alla fine, lui che nel corso del torneo ne aveva collezionati 172 nelle precedenti 6 partite), stanco e poco reattivo. E con di fronte un avversario obiettivamente più forte. Hanno sicuramente avuto il loro peso le sei ore e mezza della maratona di servizi necessarie per battere Isner 26-24 al quinto due giorni prima in semifinale. Senza contare che anche nei quarti contro Federer, al quale aveva rimontato due set di svantaggio, era stato in campo oltre quattro ore. In totale per arrivare in finale ne ha impiegate 21, tantissime. Già dopo pochi game Anderson ha chiesto l'intervento perché dolorante al braccio destro. Due break nel primo set, altrettanti nel secondo: un doppio 6-2 che sembrava già una sentenza inappellabile. La sfida si è invece improvvisamente accesa sul finire. Fino al 5-4 del del terzo parziale il sudafricano aveva avuto una sola palla break sotto 5-2 nel secondo. Djokovic ne ha concesse due su altrettanti doppi falli e le ha cancellate. Come le altre tre concesse sotto 6-5. Quindi l'epilogo al tie break.

Per Djokovic è il tredicesimo Slam in carriera (davanti solo Federer a quota 20 e Nadal a 17), il quarto ai Championships (come Rod Laver) dopo i trionfi del 2011, 2014 e 2015. In totale ha conquistato 69 titoli nel circuito maggiore. E da domani torna tra i top ten (numero 10) da numero 21 che era prima del torneo. Anderson, invece, salirà al numero 5.


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