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Tour de France: Froome rischia l'esclusione per “motivi etici”

Tour de France: Froome rischia l'esclusione per “motivi etici”

Il Tour non vuole Chris Froome. Questo è quanto è stato dichiarato dagli organizzatori della corsa più importante al mondo, e divulgato attraverso la stampa francese,  se il caso del corridore britannico, non verrà risolto prima della partenza il 7 luglio della corsa gialla.
Il capitano della Sky vincitore di 4 Tour de France, era stato trovato positivo lo scorso settembre durante la Vuelta di Spagna al Salbutamolo, una sostanza contenuta in farmaci per curare l’asma. La percentuale del farmaco rinvenuto nel sangue e nelle urine di Froome era del doppio consentito dai regolamenti  e ora un collegio di avvocati e di scienziati assunto dal team britannico,  sta incentrando la difesa del corridore su uno smaltimento anomalo della sostanza da parte dell’organismo, scagionando così il ciclista.  
Aso organizzatrice del Tour, riguardo il caso Froome e il doping è molto chiara, perché nel loro regolamento esistono anche delle norme relative  all’immagine e l’etica che si devono rispettare sempre, per tanto non è ammissibile per questioni etiche, far correre un atleta sul quale pesa il reato di doping.
Il presidente dll’Unione Ciclistica Internazionale, David Lappartient, in una conferenza stampa ha dichiarato che non esiste un motivo per il quale il corridore debba essere fermato, poiché per questo farmaco, nel momento in cui l’inchiesta non è terminata, non vi è obbligo di stop. Il numero uno dell’Uci ha voluto precisare come fino ad oggi per questo farmaco non esistono corridori fermati in corso d’indagine e che Froome non sarà il primo a subire questo fermo.
Froome intanto sta continuando a correre e il 16 aprile prenderà parte al Tour des Alpes e il 4 maggio sarà al via del Giro d’Italia. Il capitano della Sky sicuramente non sarà sentito dalla federazione internazionale prima della partenza della corsa rosa, per tanto in caso di una sua vittoria, e di accertata positività dopo,  il titolo gli verrebbe tolto. 
Mauro Vegni direttore del Giro si è definito impotente di fronte la possibilità di non far correre Froome in Italia, poiché non ha lui nessuna autorità in merito e che l’unica a poter prendere una decisione al riguardo  è l’UCI. 
Per il britannico non correre il Tour de France sarebbe un duro colpo, poiché vorrebbe vincere il quarto titolo consecutivo e il quinto in carriera e comunque in caso di accertata positività andrebbe a perdere il titolo conquistato alla Vuelta e anche la medaglia di bronzo vinta nella prova a cronometro dell’ultimo mondiale.

IL PRECEDENTE - La positività 


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COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
el diablo fetente
2018-03-22 18:18:09
Ma basta!!!!il doping esiste da quando esiste il ciclismo....a cominciare dagli albori.....Se veramente i dopati non potessero partecipare alle corse, io avrei vinto una trentina di Giri d'Italia e almenouna ventina di Tour de France...senza poi parlare di altre competizioni a tappe e delle classiche...avrei vinto perche' sarei stato l'unico partecipante....

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