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La Serbia è campione del mondo: Italia ko al tie break, azzurre da applausi

La Serbia è campione del mondo: Italia ko al tie break, azzurre da applausi

E' 3-2, 15-12, ma l’Italia era stata avanti due volte, anche nel tiebreak. E’ Serbia, come nel 2011 agli Europei maschili, non ci credono neanche loro, piangono le rossoblù, ma anche le azzurre. Perchè il treno passa una volta e non ci sono certezze che fra due anni questo argento vivissimo diventi oro a cinque cerchi.

In fondo sarà tutto merito di Julio Velasco, che aveva introdotto il Club Italia. E’ da lì che arrivano quasi tutte le azzurre e quasi sul tetto del mondo. Sedici anni dopo, sfuma il secondo titolo iridato, lo meritavano.

Italia-Serbia è diversa rispetto all’ultima gara della final six, a metà settimana vinsero le rossoblù 3-1, anche stavolta, perchè l’Italia tremerà nel tiebreak. Sensazioni positive, dal muro iniziale di Anna Danesi. 8-4, 21-16 con disinvoltura, con la precisione di Paola Egonu.

E’ tutto bello, dall’ingresso in campo. Inno mano nella mano, come sempre, luci come a Torino. Dove i maschi si fermarono al quinto posto, le femmine si vestono d’oro e diventano fidanzate d’Italia, con il 18% di share di ieri, con la Cina.

Quella è stata la vera finale, con la Serbia sembra meno complicata, la bombardiera che ricorda Baggio e Totti, Cristiano Ronaldo e Gigi Riva non si fa mai pregare. 

Le slave giocano bene, sono vicecampionesse olimpiche, le migliori in Europa, neanche stavolta l’orizzonte è azzurrissimo e Terzic il duro incassa. Perde Davide Mazzanti, contornato dai capelli azzurri, dietro, di Chirichella, la centrale più sacrificata, e dalla bella fisioterapita in panchina. Belle sono tutte le nostre ma anche le avversarie, stilose, anche sul parquet. 

A Yokohama gli italiani sono pochi, ancor meno i giornalisti, si esulta già sul 24-19, con l’errore di Busa, palla lunga. Il gioco è rapido, niente challenge, pause minime. Tutto molto bello, diceva il telecronista Bruno Pizzul, mai d’oro. D’oro è la Rai, con la squadra capitanata da Riccardo Pescante. Esulta in corsa Sylla, esulta l’Italia, ma non come a Berlino, 16 anni fa. L’1-0 è agevole, con la buona ricezione, solida, la precisione, insomma è tutto perfetto. Il coach Davide Mazzanti nel 2002 guidava il pullmino della nazionale, in amichevole a Jesi, adesso avvicina il Sandro Campagna nella pallanuoto, come Marcello Lippi e non tanti altri. Velasco due volte, il povero Bebeto, Bonitta 16 anni fa. Vittorio Pozzo due volte nel calcio. Niente, stavolta.

Al primo cambio campo il pensiero va già alle olimpiadi, l’Italia sarà davvero favorita, con questa nazionale giovanissima.

La mancina Boskovic non spaventa più, neppure Rasic. L’Italia non vendica la finale perduta al maschile, 7 anni fa, da Mauro  Berruto. Mazzanti è molto più normale, a Marotta ha i fans personali, le azzurre sono felici, fanno innamorare. Sempre.

La pallavolo è ripetitiva, meno emozionante del calcio o del basket, questo mondiale ridà quel che è andato via il mese scorso, con Blengini e i suoi.

Le ragazze sono quasi perfette, il vecchio cambio palla entra. Il secondo set è meno nostro, sul 5-6, Egonu però è una sicurezza. Mostra i denti, sorride, va altissima, in pipe. Sembra un uomo, come rendimento, affusolata e magra, nigeriana di Cittadella, cresciuta a Galliera Veneta. Un ace dà il 6-8, il secondo set sfugge, sul 7-11, con il muro inapprezzabile. Le ragazze sono tutte pettinate uguali, raccolgono i capelli, la ricezione perde efficacia, anche Egonu smarrisce sicurezze. Il piercing di Paola è meno scintillante, servirebbe più efficacia del secondo martello. Mazzanti utilizza 8 giocatrici, sui finire dei parziali inserisce Carlotta Cambi, in regia. Lo scambio più lungo è nel mani e fuori e nello sguardo da cerbiatta di Egonu.

Veljkovic è la migliore dall’altra parte, non si arriva alla parità. Rasic e un tocco sbagliato di Sylla valgono l’11-16, l’inerzia è mutata, la Serbia vola, sul 12-19. Entra Elena Pietrini per Sylla, cambia poco. Il 14-23 non era previsto, avevamo esultato troppo presto. Il pari è per lo 0-3 a muro e gli attacchi.

Torna Sylla, in ricezione rallenta, non è mai perfetta, il famoso ++ è raro. Il terzo set nel volley è spesso decisivo, i visi sono tirati, quando Egonu la mette c’è la sensazione che il tutto possa ancora essere italico. Tantopiù dopo l’ace di Ofelia (come nella canzone dei Nomadi, di mezzo secolo fa), Lia Malinov. 

Sul 10 pari il tocco di seconda di Mara Ognjenovic è un cattivo segnale. Egonu sorpassa, le serbe sono toniche, soffrono solo Egonu. Rincorsa, stacco e sbracciata. Busa sbaglia, è il break. Egonu è seriale, come Cristiano Ronaldo. E’ come se in ogni partita facesse poker. Sul 17-14 sembra fatta, invece finiamo sotto, risaliamo con Danesi. Sul 23-22 timeout e muro di Sylla. E’ 2-1, grazie alla difesa. Naturale il rilassamento nel quarto, 2-8. C’è aria di tiebreak, come sempre, dopo i soli 3 set concessi in 9 partite. Sono 13 fatiche, qui sull’asse Egonu-Boskovic. Con Cambi si risale sul 16-19, a -2 con Egonu. Mazzanti sorride, Boskovic però ricaccia indietro Chirichella e soce. E il muro di Bosetti azzera le speranze, sul 19-23.

Sfugge una ricezione, nel set dei set, ma anche un pallonetto alle serbe. Mani-fuori di Sylla, il +2 sembra sufficiente. Anzi, no, perchè Egonu allunga lungo. Ogni punto pesa, lo scambio infinito è serbo. Egonu murata da Mihajlovic, 8-10. Bosetti, Mihajlovic, Bosetti, Serbia, Egonu. Chiudiamo gli occhi, Sylla non passa. Addio titolo. Grazie lo stesso.

Il bronzo è della Cina, 3-0 all’Olanda.


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1 di 1 commenti presenti
el diablo fetente
2018-10-20 22:26:24
Beh...non tutto il male viene per nuocere...se avessero vinto sentiremmo le litanie per un mese....

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