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Paltrinieri sorriso a metà, chiude al sesto posto estrappa il pass olimpico

Paltrinieri sorriso a metà, chiude al sesto posto  estrappa il pass olimpico

Il bicchiere di Paltrinieri al porto di Yeosu, Corea del Sud, è mezzo pieno e mezzo vuoto al termine dei 10 chilometri della gara mondiale appena svolta. Il sesto posto che è suo lo proietta di diritto a Tokyo 2020 per questa stessa gara, l’unica olimpica della specialità fondo. Però lo tiene lontano dal podio mondiale dal quale s’allunga,  sinistra, fino alla piscina di Gwangju dove i due si confronteranno ancora nelle gare lunghe della vasca, l’ombra allampanata del ragazzo tedesco Wellbrock, il vincitore di oggi, l’avversario più pericoloso del più prossimo dei domani e forse oltre.
Ma quel bicchiere, a ben considerare, senza il calore tifoso e .l’ossessione della medaglia, è probabilmente più pieno, a gioco lungo e con l’occhio ai Giochi. Per come il sesto posto è arrivato.
QUEI DIECI CHILOMETRI
Perché Greg è andato in avanscoperta, come è sua caratteristica e costume. Sperava di non fare solo da traino, ma anche di avere un po’ di collaborazione, quella che i ciclisti veloci mai danno ai passisti e dunque neanche i nuotatori con più sprint a lui. Si formava, forse casuale forse no, un asse franco-tedesco, un Merkel-Macron sapore di sale, e Wellbrock e Olivier si guardavano bene dal dare una spinta quando Greg ha preso l’iniziativa.
Si è guardato ai piedi, il campione di tutto: ha visto schizzi d’acqua e avversari “risparmiosi”. La sua aumentata frequenza (40-42  braciate al minuto) non sgranava più di tanto. Che fare? Rallentare? Non è tipo da sotto ritmo. Quale traiettoria prendere? Come fare il rifornimento? Erano tutti temi che gli frullavano per la testa. Un po’ d’indecisione, un pit stop non da Formula Uno (il sesto) e Greg veniva risucchiato.
Era qui la sua stoffa di campione: reagiva senza furia, con intelligenza e forza. E da ottavo che era finito, con Tokyo a rischio, Paltrinieri ridiventava SuperGreg e risaliva sesto e con la prenotazione olimpica.
“IO ROOKIE”
Anche Greg è tiratissimo, quasi allampanato. E’ anche “morto”, parola sua a gara finita. “La qualificazione era la cosa più importante: vuol dire che me la giocherò con loro dopo aver fatto più esperienza. Sono un rookie” dice mutuando dall’amata Nba il termine che identifica i nuovi arrivati. “Mi manca di capire quale sia la cosa giusta da fare in gara. Oggi pensavo di andare avanti e magari che qualcuno degli altri mi desse qualche cambio. Non è stato così. Evidentemente e giustamente la tattica loro era di starmi alle calcagna e poi giocare lo sprint, dove sono più forti di me. Io ho pensato anche di decelerare un po’, ma sotto ritmo non so andare.
“Sono tutti fortissimi, ormai, anche in piscina. Tra i primi dieci quasi tutti vanno sotto i 15 minuti”.
E la medaglia? “Ripassare un’altra volta”. Magari giovedì con la staffetta mista, due uomini e due donne. 1250 metri ciascuno? “Magari: mi piacerebbe dare una mano. E poi, dopo una settimana, c’è la piscina…”.
PAROLA DI MORO
Stefano Morini, il suo allenatore, diceva: “Ci prepariamo sempre per dare il massimo; vuol dire che oggi il massimo era questo. Per Greg è una gara ancora inusuale: abbiamo visto particolari su cui lavorare. I rifornimenti da velocizzare? Magari andare a qualche Oktober Fest ed abituarsi a bere direttamente dalla bottiglia. Le traiettorie? Bisognerà studiare la rotta ideale. E prepararsi a interpretare tatticamente la gara”.
Il Moro aveva paura che cedesse ed è felice per la reazione: “E’ un cagnaccio” gli fa dire l’affetto. Considera anche che a Tokyo sarà un vantaggio il rovesciamento di calendario: prima la piscina e poi il fondo: “Si tratterà di allungare e non di essere subito pronti alla maggior distanza”. La staffetta? “Tante squadre forti, ma Greg non si fa mancare niente”. Ha sempre battute: come fermare Wellbrock? “A mattonate”. E aggiunge subito: “Chiaro che scherzo, mattonate mai”. Lo provocano su altro: Ilaria Cusinato, la mistista, ti ha lasciato, ma che gli fai alle donne che i lasciano? “Veramente mia moglie sta con me da quando aveva 17 anni”. Non si indaga sull’età della signora.
BOLLICINE PER SANZULLO
Se il bicchiere di Greg è come detto, quello di Mario Sanzullo è una coppa di champagne. Mario è nono e felice: andrà ai Giochi, “è il sogno, il più bel giorno della mia vita”. Ha nuotato per quello,  gara opposta a Paltrinieri: coperto e trainato e accelerazione finale. “Grazie al mio tecnico Sacchi. Mi sono trasferito a Roma, ho cambiato vita e tutto e si vede”. Si vede sì: è più “fit”. Del resto si sciroppa più di 20 chilometri di nuoto al giorno.
TECNICO DA GIOCHI
Anche Emanuele Sacchi manifesta la sua soddisfazione: del resto è la quarta volta su quattro che un suo allievo si qualifica per le Olimpiadi; dal primo e secondo Cleri alla coppia Ruffini-Vanelli e ora Sanzullo. “Abbiamo cominciato a lavorare al progetto 10 chilometri da Kazan. Se non sei di prima fascia nei 1500 devi lavorare molto sui particolari che ti consentiranno di competere. La miglior dote di Mario? La perseveranza”.
BOTTE E CRONO
Il finale a due è una resa dei conti: Wellbrock e Olivier si scambiano colpi di tutti i tipi. Si tengono lì, si marcano a uomo come comandavano i mister del calcio d’una volta “seguilo fino in bagno”. Alla fine è il tedesco, 1h47:55.9 a prevalere di due decimi. L’altro tedesco Muffels è terzo, poi Rasovszky. Greg chiude a 1h48:01.0, il felice Sanzullo a 1h48:04.7. L’acqua era a 25 gradi, l’aria più calda: un ragazzo coreano teneva l’ombrello aperto con la sinistra e con la destra muoveva il suo ventaglio.


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