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Simone Biles, Brigid Kosgei e Coco Gauff: le donne dello sport non hanno più limiti

Simone Biles, Brigid Kosgei e Coco Gauff: le donne dello sport non hanno più limiti

Tre regine dalla pelle d'ebano, dal corpo di gomma e dai muscoli d'acciaio. Che a diverse latitudini e in modi e momenti differenti rilanciano di forza l'immagine dell'America come terra dei sogni e delle opportunità. Con una differenza; i sogni e le (pari) opportunità se li sono costruiti da sole anche quando il contesto socio-economico era avverso, per usare un eufemismo. Si chiamano Brigid, Simone,o Coco: nomi che possono ispirare dolcezza, fascino, persino tenerezza. Non certo quella onomatopeica determinazione cui è abituato il Vecchio Continente, sin da quando, decenni fa, vincevano Svetlana, Marita o Kristin, che con grafia differente divenne addirittura una macchina infernale in un cult degli Anni 80. Le afroamericane Biles e Gauff e l'africanissima Kosgei - che però la sua storia è andata a scriverla proprio dall'altra parte dell'Oceano - sono le regine celebrate in queste ore. Sono le campionesse - già affermate o in divenire - cui lo sport chiede lumi sul concetto di limite.


 

 


MA QUALE PRIMATO
Brigid Kosgei, partiamo da lei per galanteria, perché con i suoi 25 anni è la più anziana del terzetto. Mentre il mondo si spellava ancora le mani per applaudire Eliud Kipchoge e il suo artefatto record di maratona - primo uomo a scendere sotto le due ore ma con l'aiuto di 35 lepri, scarpe supersoniche e persino un laser che scandiva l'andatura - i puristi del sudore sull'asfalto si sono stropicciati gli occhi di fronte a questa ragazza che con l'illustre collega condivide i natali keniani. Brigid, che già un anno fa si era presa il primato di vincitrice più giovane della maratona di Londra, domenica ha vinto a Chicago la sua seconda 42 chilometri di fila sulle strade dell'Illinois. Ma questa volta lo ha fatto stampando un impressionante 2h14'4, nuovo record mondiale al femminile con ritocco di un minuto e 21 secondi al tempo di Paula Radcliffe che resisteva dal 2003. Un tempo che nel 1964 sarebbe stato record mondiale anche al maschile. E veniamo al punto. Perché il record degli uomini viene spesso vissuto come record del genere umano? Oggettiva diversità di muscolatura, negli sport in cui conta l'esplosività. Consuetudine, negli altri casi. «Per motivi culturali e fisiologici, l'atletica femminile è diventata un fenomeno di massa molto più tardi di quella maschile - racconta il fisiologo Xabier Leibar - Per questo nelle discipline basate sulla resistenza si possono immaginare progressi delle donne che potranno portarle sugli stessi tempi degli uomini».

VITA DIFFICILE
Chi un uomo lo ha già battuto, anche se non nello scontro diretto, è Simone Biles. La ginnasta americana ha chiuso i Mondiali di Stoccarda con cinque medaglie d'oro che portano a 25 il totale dei suoi podi iridati, dove per 19 volte è salita più in alto di tutti. Nessuno nella storia ha fatto come lei. Vitaly Scherbo, leggenda bielorussa, si era fermato a 23. Simone di avversari ne ha tanti, quelli peggiori non gareggiano con lei ma l'hanno resa ciò che è. Un'infanzia difficile con il padre che va via di casa e la mamma che sprofonda nelle dipendenze da alcol e droga. L'orfanotrofio, poi l'adozione da parte dei nonni. Quindi l'abbraccio della ginnastica, con le prime soddisfazioni ma anche con il terribile capitolo degli abusi sessuali da parte del medico sportivo della nazionale Usa, quel Larry Nassar condannato a 175 anni di carcere per aver molestato più di 150 ginnaste. Tra cui Simone, che non ha paura a fare un triplo salto mortale, figurarsi a dire ciò che pensa: «Ci chiedete le medaglie e poi non siete stati in grado di proteggerci dall'orco», il suo attacco pubblico alla Federginnastica. Il limite della Biles? Non c'è. Al punto che ha creato dei salti che solo lei è in grado di riprodurre. Quando si ritirerà prenderanno il suo nome. Dick Fosbury è forse stato l'ultimo a firmare una tale rivoluzione. Era il 1968.

COME SERENA
E poi c'è Cori, detta Coco. La piccola Gauff che ha incantato Wimbledon raggiungendo gli ottavi di finale, domenica ha vinto a Linz il suo primo torneo nella Wta. A 15 anni e 7 mesi. Non un primato assoluto, specie nel tennis femminile dove i casi di vittorie precoci sono tanti. Ma la giovane tennista cresciuta con il mito di Serena - e anche a pochi chilometri da casa Williams - è senza dubbio una predestinata. Nel conto in banca ci sono già 500 mila dollari, ma ne intascherà almeno il doppio grazie agli sponsor che hanno capito subito di che pasta è fatta. Il suo limite? Difficile dirlo così presto. Sicuramente, non l'età.
 


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