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Juventus, vietato provocare Cristiano Ronaldo: vince sempre lui

Cristiano Ronaldo

V per Vendetta. Los Huevos (a breve la maglietta, scommettiamo?) e i loro fratelli. Certe notti Cristiano Ronaldo raccoglie le provocazioni dei provocatori che non leggono le avvertenze. Il Cholo, Messi, Mourinho, Blatter: ci sono cascati, l’hanno irritato, ahi che dolor. Tradotto al colto e all’inclita da Bonucci («Ci abbiamo messo i c…»), il contrappasso degli attributi sobriamente rivendicati da Simeone a Madrid è l’ultimo sasso raccolto da CR7 nonché il dito alla luna di quel Pallone d’Oro andato felicemente a Modric e di traverso a lui: una «provocazione» che nell’agenda del Fenomeno 2.0 – s’è un messaggio, le tre sberle all’Atletico parlano chiaro – rimanda a un luogo e a una data, stadio Wanda, 1° giugno 2019.

LUI E L’ALTRO
Istigatore preferito, Leo Messi. La volta della maglia, 13 agosto 2017. Preambolo: nel Clasico del 500° gol col Barcellona la Pulce l’aveva mostrata al Bernabeu, inchinatevi al Re. Quattro mesi dopo, Supercoppa spagnola, Real in casa blaugrana, fuga a sinistra, rientro, palla nel sette: camiseta blanca a beneficio del Camp Nou, le roi c’est moi, yo soy el re. La volta della capretta, 15 giugno 2018. Preambolo: in un fotoservizio Messi aveva posato cullando il ruminante, in inglese «GOAT» cioè l’acronimo di «Greatest Of All Times». Una settimana dopo, esordio in Russia, tris alla Spagna, primo portoghese a segno in otto Mondiali ed Europei filati: mano al mento, imitazione palese, la capra (pardon, il più grande) sono io.

ALTRIMENTI S’ARRABBIA
Della serie: botta e risposta (la sua). Quando l’invitarono a Oxford, ottobre 2013, l’allora n.1 Fifa, Joseph Blatter, intrattenne gli studenti definendo Cristiano «un comandante attento più che altro al look». E allora tre pappine al Siviglia, con saluto militare, provaci tu Sepp o altrimenti dammi cento flessioni. Basta una frase, quella sbagliata. A Mourinho scappò nell’estate 2013: «Il vero Ronaldo è quello brasiliano». La Guinness Champions Cup si assegnò lì: Real 3 Chelsea 1, doppietta, quel «parli con me?» in stile Taxi Driver. Del resto il dipinto alla Roma nella Champions ‘15/’16, tacco e saetta sul secondo palo, è figlio (anche) del cronista che alla vigilia osò chiedergli come mai fuori Madrid non graffiasse più. Quella vecchia rivalsa del 2015 sull’Armenia, invece, nasceva dal coro di Ereven. Finì con tre esultanze, «non vi sento, cosa dicevate?». Il coro (ma dai?) diceva: «Messi, Messi». Si erano appena scavati la fossa.
 


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