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Mourinho in bilico, lo United pensa a Conte o Zidane

Mourinho in bilico, lo United pensa a Conte o Zidane

Due sconfitte nelle prime tre giornate di campionato, come non gli era mai capitato nei suoi 18 anni di carriera: in polemica aperta con la stampa, con la sua stessa dirigenza, e con parte dello spogliatoio, José Mourinho appare sempre più solo e accerchiato a Manchester. Alla terza stagione allo United, puntuale, si sta avversando il solito sortilegio che lo vede irrimediabilmente in uscita: era già successo a Madrid prima, sulla panchina del Chelsea pochi anni fa. Per il momento però il portoghese non sembra rischiare l'esonero: anche dopo la sconfitta contro il Tottenham, seguita a quella contro il Brighton, la società lo ha difeso, rinnovandogli la fiducia. Ma è chiaro che dovrà trovare al più presto una soluzione al momento più difficile da quando allena. E i tabloid si affannano a cercare i nomi del possibile successore, spaziando da Conte a Zidane.

Una vera e propria crisi, per se stesso e per lo United, protagonista del peggior inizio di stagione degli ultimi 26 anni. Non solo: era da più di mezzo secolo che non perdeva in casa così malamente contro il Tottenham (0-3). Un punteggio forse ingiusto, ma che evidenzia in maniera implacabile gli attuali limiti - tecnico-tattici e di personalità - di una squadra confusa, incerta, approssimativa. Che domenica sarà ospite del Burnley, prima della pausa per le partite delle nazionali. Ad oggi appare altamente improbabile un improvviso licenziamento di Mou, e non solo per l'altissima penale che gli dovrebbero corrispondere (poco meno di 20 milioni di euro). Più facile immaginare che resterà - a prescindere dal prossimo risultato - almeno fino alla prossima gara interna, a metà settembre contro il Watford. A quel punto avrà avuto due mesi per ritrovare la sintonia con uno spogliatoio con il quale sembrano esserci più incomprensioni che complicità. Una distanza, anche affettiva, con tutto l'ambiente United, che non si è mai colmata dal suo arrivo nel 2015. Forse anche per questo Mourinho ha deciso di vivere a Manchester in albergo, quasi a voler sottolineare la precarietà della sua permanenza.

Quest'estate, poi, sono stati continui e ripetuti gli scontri dialettici con la dirigenza, colpevole di non aver ascoltato, e tanto meno soddisfatto, le sue richieste di mercato. Il suo antagonista interno è Ed Woodward, il direttore generale dei Red Devils, più interessato evidentemente a far quadrare i conti che non ad accontentare i capricci del suo allenatore. Il quale, da parte sua, sembra faticare a ritrovare il tocco magico di un tempo. Nello sfogo della conferenza stampa post-Tottenham (
«Portatemi rispetto») ha ricordato di aver vinto più Premier League (3) di tutti i suoi 19 colleghi assieme (2, Pep Guardiola e Manuel Pellegrini). Ma trascurando di ricordare che l'ultimo successo in campionato (8 in totale, in quattro diverse nazioni) risale a più di tre anni fa. Un'attesa destinata - con ogni probabilità - ad allungarsi di almeno un'altra stagione.


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