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Roma, Totti: «Sono cresciuto nel campo e nel campo morirò. Con Spalletti non ci sarà mai un confronto»

Roma, Totti: «Sono cresciuto nel campo e nel campo morirò. Con Spalletti non ci sarà mai un confronto»

Il suo addio al calcio è andato sugli schermi di mezzo mondo e ha commosso una città intera. Francesco Totti a distanza di nove mesi da quel 28 maggio sta ancora prendendo confidenza con il ruolo da dirigente della Roma, ma il campo è sempre nei suoi pensieri, in particolare quell’ultimo anno in cui i rapporti con l’allora tecnico Luciano Spalletti non sono stati idilliaci: «Non c’è mai stato un confronto e mai ci sarà. Avrei preferito chiudere in altro modo. Fossi stato in lui avrei gestito il calciatore, e soprattutto la persona, in maniera diversa: mi sarei confrontato con lui, gli avrei parlato. Comunque sono riuscito a fare questo passaggio da calciatore a dirigente della Roma, e l’ho fatto con lo spirito giusto: con l’armonia, con l’intelligenza di una persona grande. Sono cresciuto nel campo e nel campo morirò», ha detto l’ex numero 10 in un’intervista a Sky per la puntata a lui dedicata de “I signori del calcio” che andrà in onda Sabato 17 febbraio alle 19.15 su Sky Sport 1, da domani disponibile su Sky On Demand. 

«COSTEREI 200 MILIONI»
Francesco ha vissuto un calcio di altri tempi, fatto certamente di sacrifici, ma anche di fedeltà verso la maglia che lo ha reso grande: «Non penso che esista un altro Totti e che nel caso possa rimanere a lungo nella Roma. Oggi conta il business. È difficile che un giovane della Roma crescendo rimanga e possa fare le stesse cose che abbiamo fatto io o Daniele De Rossi. Perciò la situazione è diversa ed è impossibile che quello che è successo con noi si ripeta. Prima si pensava ai giovani promettenti del nostro Paese più che a scoprire un giovane brasiliano, argentino, sudamericano, o di qualsiasi altro Paese nel mondo».

Nella sua nuova veste da dirigente Totti è a contatto con la squadra, fa da tramite tra spogliatoio e dirigenza, ma (al momento) non si interessa del mercato: «Se dipendesse da me spenderei qualsiasi cifra al mondo per comprare i giocatori più forti, anche perché per vincere servono giocatori forti. Questo l’ho sempre detto e lo dirò sempre. Però poi non sono io a gestire i soldi, è il presidente che decide. Il presidente metterà un budget e in base a quel budget dovrà essere bravo a costruire una squadra. In questo mercato pazzo? Io costerei 200 milioni».

L'AMORE PER LA ROMA
In carriera ha vinto decine di riconoscimenti, uno Scudetto e un Mondiale, ma il “Pallone d’Oro” non è mai arrivato: «È una delle cose che mi è mancata personalmente. Giocando con la Roma sapevo di avere meno possibilità rispetto ad altri giocatori che giocavano con Real Madrid, Juventus, Milan… Loro avevano più visibilità in campo internazionale, anche perché il Pallone d’Oro si vince conquistando la Champions o il Mondiale, oppure qualche altro trofeo importante. Io con la Roma ho vinto Scudetto, Supercoppa Italiana e Coppa Italia, perciò non ero in grado di poter combattere con altri giocatori».
Chiusura su una dichiarazione d'amore per la Roma: «L’offerta più concreta per lasciarla è stata quella del Real Madrid, nel 2003/04. Ho fatto una scelta ben precisa: precludermi la possibilità di vincere tanto per rimanere con un’unica maglia, che per me è stata la cosa più importante. E alla fine ho avuto tutto: amore e passione per me sono stati più importanti che vincere trofei altrove. Per la Roma ho dato il 101%, perché ho messo la Roma davanti a tutto, davanti a me, alle cose personali, alla vita privata. La Roma è stata tutto».


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