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Auguri Trap, gli 80 anni di un mito: tutti i momenti della sua grande carriera

Giovanni Trapattoni

Lui che fischia. Lui che si sbraccia. Lui che gesticola ai giocatori la posizione giusta, l'avversario da puntare o da marcare. Lui che s'incazza perché la squadra non lo segue e se non ci credete chiedete a Strunz...
Lui è Giovanni Trapattoni che oggi compie 80 anni. Un compleanno tondo tondo, come il pallone del quale il suo cognome è sinonimo e non soltanto in Italia. Il Trap è un mito, un mito vero non come quelli che nascono e tramontano nel giro di una settimana o di una stagione. Nella sua vita c'è la storia del football nostrano, con tutti i suoi pregi e difetti. Preso a esempio o criticato, vezzeggiato e schernito, il Trap è l'essenza del pallone.
 

 


Dal campo alla panchina, i suoi 60 anni di carriera raccontano il calcio italiano e mondiale. Da mediano nel Milan di Nereo Rocco, arcigno e concentrato «quello che non fece toccare palla a Pelè» nell'amichevole giocata a San Siro con la maglia della Nazionale contro il Brasile battuto 3-0. «Pelè è rimasto in campo solo 26 minuti ed è stato completamente annullato da Trapattoni», si legge su Il Messaggero del 13 maggio 1963.
Da Rocco, Trapattoni impara tutto ciò che gli serve per guidare uno spogliatoio alla vittoria. Con la maglia del Milan in tredici stagioni conquistà 2 scudetti, altrettante Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa intercontinentale e una Coppa Italia, in 351 gare ufficiali delle quali 274 di campionato.




Ma la leggenda dell'uomo nato a Cusano Milanino comincia quando, appesi gli scarpini al chiodo, si siede in panchina e la prima, nel '74, è quella del Milan ovviamente. Ma è alla guida della Juventus di Zoff, Gentile, Cabrini, Tardelli, Bettega, Platini, Causio, che il destino gli regala le gioie più grandi. Il decennio che va dal 1976 al 1986 lo vede vincere tutto ovvero 6 scudetti, 2 Coppe Uefa, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Uefa e soprattutto la Coppa dei Campioni dell'85 a lungo inseguita ma anche il trofeo più doloroso perché legato alla strage dell'Heysel nella maledetta finale contro il Liverpool. Dal trionfo di Bruxelles arrivò anche l'Intercontinentale a blindare la bacheca del Trap. Il tutto alla faccia dell'etichetta di "catenacciaro", pegno al suo papà calcistico Rocco che Trapattoni ha pagato con piacere.
Non solo Juve. Trap ha vinto anche lo scudetto dei record dell'Inter datata 1988, quella di Matthaus, Brehme, Klinsmann, Zenga, Bergomi, suo settimo sigillo (record) e poi è andato a vincere in Germania col Bayern (nonostante la sfuriata contro Strunz e compagni), in Portogallo col Benfica e in Austria  col Salisburgo.

Sazio? Macché. Chiusa la carriera con i club, Trapattoni ha accettato la sfida delle Nazionali. La prima (e non poteva essere altrimenti) è stata quella italiana. In azzurro, però, con una generazione di campioni invidiabile (Totti, Del Piero, Vieri, Inzaghi, Maldini, Buffon, Pirlo) non ha potuto raccogliere nulla anche (o soprattutto) per le malefatte dell'arbitro Moreno ai Mondiali di Giappone e Corea 2002 e per il "biscotto" tra Svezia e Danimarca che estromise gli azzurri dall'Europeo in Portogallo nel 2004.
Delusioni che non gli hanno fatto gettare la spugna. Assieme a Tardelli, il Trap è andato a scoprire il fascino del calcio anglosassone sulla panchina della Nazionale d'Irlanda. E anche qui ha pagato dazio a un errore arbitrale, il clamoroso mani di Henry con cui la Francia estromise i Verdi dal mondiale di Sudafrica 2010.
«Mai dire gatto se non ce l'hai nel sacco», direbbe lui stesso. Oggi il Var gli avrebbe reso giustizia, ma a pensarci bene il calcio moderno non fa per lui. Lo ha commentato sugli schermi Rai, mettendoci la solita passione ma ricevendo tante spietate critiche. Trap "bollito"? Ne siete proprio sicuri?. Eppure è recente il suo approdo sui Social. Non molla di un millimetro. E' il calcio che è cambiato, troppa matematica ormai e poca filosofia. Non c'è più spazio per fischi, gesti, aneddoti e acqua Santa da portare in panca nel taschino. Però c'è e ci sarà sempre spazio per Trapattoni sul Grande Libro della Storia del Calcio, perché tanti capitoli portano la sua firma.


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