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Benetton, resa dei conti sul vertice di Atlantia: Castellucci verso l'uscita

Benetton, resa dei conti sul vertice di Atlantia: Castellucci verso l'uscita

È l'ora delle decisioni difficili e irrevocabili in casa Benetton, di quelle capaci di unire i quattro rami della famiglia verso «iniziative necessarie e doverose» dopo l'inchiesta bis sul Ponte Morandi che ha fatto scattare misure cautelari e interdittive nel gruppo Autostrade. In questo clima ieri a Treviso il consiglio di Edizione, la holding che controlla Atlantia, Benetton e Autogrill, ha deciso compatto e senza esitazioni dopo tre ore di discussione per la necessità di una discontinuità nella geografia del management di Atlantia. Un passo indietro dell'amministratore delegato, Giovanni Castellucci, riconfermato solo ad aprile scorso alla guida della holding, è ritenuto ora un passo obbligato di fronte all'escalation giudiziaria segnata dall'inchiesta bis su Ponte Morandi e dai dossier ammorbiditi sulla manutenzione di infrastrutture gestiti da Aspi ben dopo il crollo del Ponte Morandi. Ad un anno di distanza dalla tragedia di Genova certe ombre pesanti nella gestione di Aspi sono «inaccettabili» per la famiglia. E dunque anche le preoccupazioni per il cambio improvviso proprio mentre sono in corso le delicate trattative per la revoca paerziale della concessione autostradale e per il rilancio di Alitalia, sono assolutamente secondarie davanti alle minacce pesanti per la «credibilità e la reputazione degli azionisti e delle società controllate» richiamata sabato scorso nel comunicato di Edizione, dai toni inequivocabili. Ma a formalizzare la svolta sarà oggi il cda straordinario di Atlantia, pronto a incassare le dimissioni di Castellucci.

Atlantia convoca un cda straordinario: l'ad Castellucci potrebbe mettere il mandato a disposizione dei soci
 



LA SFIDUCIA
Che il terremoto fosse in arrivo lo si è capito dalla Borsa dopo le indiscrezioni della vigilia sul possibile cambio al vertice. Il titolo Atlantia ha finito per cedere il 7,8%, fino a tornare ai livelli di agosto scorso (a 20,44 euro) proprio mentre era in corso il cda di Edizione e nelle ore in cui lo stesso Castellucci ha chiesto al presidente, Fabio Cerchiai, la convocazione di un consiglio straordinario di Atlantia con all'ordine del giorno le «comunicazioni dell'amministratore delegato». Segno che anche Castellucci sente l'urgenza del momento, lui che già un anno fa, subito dopo il crollo del Ponte Morandi, aveva rimesso il suo mandato da amministratore di Aspi nelle mani di Gilberto Benetton, prima della sua scomparsa, incassando però la conferma della sua fiducia. Nessuno strappo, dunque, ma una «presa di coscienza» ineluttabile, vista dalla famiglia di Ponzano Veneto, che ha alle spalle un anno difficile, passato a difendere la condotta delle sue società, l'impegno negli investimenti e lo scrupolo dei controlli.
La nomina a gennaio scorso di un nuovo vertice per Aspi e il passaggio di Castellucci al piano superiore in Atlantia, è stato un primo passo per dare un segnale di rottura con il passato. Poi, a giugno, il ritorno nel gruppo di Gianni Mion, storico uomo di fiducia di Gilberto Benetton, al vertice della holding di famiglia, dopo mesi segnati da ben tre lutti, faceva già intuire il cambio di passo possibile negli asset di Ponzano Veneto. Del resto, era chiaro un po' a tutti a Trieste che il dossier giudiziario rischiava di essere una valanga per la strategia di Atlantia. A giudicare dallo «sgomento» della famiglia, non era però immaginabile che fosse passato inosservata la redazione di report falsi sulle condizioni di altri viadotti, in Liguria e in Puglia per esempio.

LA SICUREZZA
Nel frattempo, anche ieri il consiglio di amministrazione di Aspi ha provato a prendere le distanze con l'assetto tenuto dalla concessionaria fino a fine 2018, periodo al quale si riferiscono l indagini della Procura di Genova. Il cda ha dunque confermato la sospensione per due dipendenti (accompagnata nei giorni scorsi da quella che ha interessato 4 dipendenti della controllata Spea), ma ha anche fatto il punto sulle verifiche di sicurezza in corso dei viadotti, «nonché al Piano di ispezioni straordinarie affidato a qualificati soggetti esterni» in linea con l'intenzione di fare doppi controlli sulla rete anche grazie a società esterne. Non solo. Nel corso della due diligence, che terminerà entro marzo 2020, avverte Aspi, «in nessun caso sono state rilevate situazioni di potenziale rischio statico». Mentre i programmi di intervento delle Direzioni di Tronco «sono stati ritenuti idonei a prevenirle».
Infine, il collegio sindacale ha «preso atto della messa a regime del nuovo assetto organizzativo con un avvicendamento che ha interessato, tra l'altro, oltre il 50% delle figure apicali delle direzioni operative». Ma evidentemente non basta.
 


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