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Formula 1, sulla pista della speranza è arrivata un'altra batosta per la Ferrari

Sulla pista della speranza è arrivata un'altra batosta per la Ferrari

BARCELLONA L'ultima spiaggia della Ferrari è stata travolta da una mareggiata di nome Mercedes. La pista dove la Ferrari aveva volato nei test invernali e che faceva sperare in una inversione di tendenza grazie nuovi aggiornamenti di motore, è diventata il teatro di una nuova sonora batosta. Che si presagiva già dalle prove ma che ha assunto tinte drammatiche in corsa. «Una brutta sconfitta», l'ha definita Mattia Binotto il team principal del Cavallino. Ma bisognerebbe usare termini molto più pesanti, perché a Barcellona non è andato bene quasi niente. Secondo Binotto «gli aggiornamenti hanno funzionato, ma non sono bastati». Non è stato sufficiente il nuovo motore più potente con pistoni in acciaio realizzati da stampi in 3D. E neanche il nuovo olio di lubrificazione che avrebbe dovuto garantire minore attrito. Hanno tutti dato qualcosina in più, ma non hanno cambiato le cose. Sono risultati utili quanto un brodino a un malato grave. Il motore per esempio ha garantito qualche km all'ora di velocità in più.
NUMERI DELLA DIFFICOLTÀ
Tanto che la Ferrari è stata sistematicamente la più veloce in rettifilo del week end: Vettel ha stabilito una punta velocistica di 338,1 km/h in gara contro i 329,1 km/h della Mercedes di Hamilton. E forse ha migliorato la performance della Rossa di qualche decimo. Ma non abbastanza. Perché Mercedes ha fatto un passo in avanti maggiore e ha dominato la corsa con una superiorità disarmante. I numeri spiegano drammaticamente le difficoltà vissute dalla Rossa: in corsa Vettel e Leclerc hanno rimediato sul passo gara un distacco medio di quasi un secondo al giro. Cosa non ha funzionato? Binotto lo spiega in modo disarmante. «Perdevamo un sacco di tempo nel terzo settore della pista». Che sarebbe quello caratterizzato da curve da bassa velocità a destra e sinistra. «Sono tutte curve lente dove i piloti accusavano sottosterzo e facevano fatica a far cambiare direzione alla macchina», aggiunge Binotto. Il sottosterzo è quel fenomeno della guida per cui girando lo sterzo di una macchina, questa scivola e continua ad allargare la traiettoria non chiudendo la curva invece di seguire la direzione impartita. Il risultato è che il pilota impiega più tempo a percorrere la curva perché deve aspettare il riallineamento dell'auto per accelerare. Può essere innescato dalle gomme che aderiscono poco, ma anche dal progetto della sospensione. La difficoltà a scaldare bene gli pneumatici anteriori e far marciare bene la macchina sulle curve lente la Ferrari l'ha spesso avuta quest'anno. Ma sulla pista di Barcellona, dove le curve lente sono tutte raggruppate nel tratto finale, il problema si è rivelato enorme.
NIENTE SOLUZIONE
Capito il problema, manca la soluzione. «Non abbiamo una risposta precisa, dobbiamo analizzare i dati e lavorare di più», promette Binotto, Ma ora cominciano a sorgere anche i primi dubbi sulla bontà del progetto SF90. Perché Vettel è stato chiaro: «La macchina adesso mi dà più confidenza delle gare precedenti. Però non risulta veloce in certe curve». Come dire: c'è il timore che la monoposto sia plafonata. La Ferrari è stata anche penalizzata dalla safety car uscita a 18 giri dalla fine che ha vanificato le strategie differenziate scelte per i due piloti per lottare per il podio. Vettel avrebbe dovuto fare due pit stop, Leclerc, con gomme dure, uno solo. Ne ha pagato le conseguenze di più il monegasco. «Non avevamo scelta», ha spiegato Binotto. «Era indispensabile fermare Leclerc a cambiare gomme sotto safety car, anche se avrebbe potuto finire la gara con quegli pneumatici, perché con le gomme dure, difficili da scaldare, alla ripartenza non avrebbe avuto l'aderenza necessaria per difendersi da Verstappen». Ma anche così il podio è sfumato. Però alla fosca prospettiva che la Mercedes vinca quest'anno tutte le corse Vettel, con un moto di orgoglio, si oppone. «Non succederà».


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