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Tifoso morto, ai domiciliari Luca Da Ros: «Ha fatto i nomi ai pm di altri 7 ultrà»

Tifoso morto, ai domiciliari Luca Da Ros: «Ha fatto i nomi ai pm di altri 7 ultrà»

Luca Da Ros, l’ultrà dei Boys arrestato per gli scontri del 26 dicembre prima della partita Inter-Napoli, è stato scarcerato da San Vittore e va ai domiciliari. «Siamo arrivati alla fine del primo percoro per Da Ros, ha fornito dettagli su ciò che è avvenuto. Gli è stato sottoposto un album fotografico predisposto dalla Digos e ha indicato alcuni soggettti. Su un album di 34 ultrà ne ha riconosciuti sette otto, ma non tutti erano presenti all’assalto. Ha riconosciuto anche Nino Ciccarelli, capo dei Vikings», afferma l’avvocato Alberto Tucci, legale del Boys ventenne. Come scrive il gip Guido Salvini nell’ordinanza con cui concede i domiciliari, la scelta di collaborare non è stata facile «in ragione pressione che i gruppi di tifosi ultrà sono in grado di esercitare sui loro singoli componenti e testimonia un concreto distacco da quelle regole di omertà che caratterizzano la realtà di tali gruppi».
 



MINACCE
Ora il giovane, che dopo aver fatto il nome di Marco Piovella tra gli organizzatori dell’agguato ha ricevuto minacce, torna a casa. Come potrà essere protetto?
«Non sussiste un eccessivo timore per la sua incolumità, parlo da difensore e da cittiadino», dice il difensore. Di certo, se potesse tornare indietro, Da Ros non si sarebbe presentato al Baretto prima della partita di Santo Stefano: «Se avessi immaginato a cosa sarei andato incontro non ci nsarei andato», si è sfogato con il procuratore aggiunto Letizia Mannella. Ha preso le distanze dal tifo estremo, parlando della curva come «una grande famiglia, raccogliamo soldi tramite giornalino per pagare i ricorsi dei tifosi colpiti da daspo».

E ha anche precisato di non avere contatti con le alte gerarche degli ultrà:
«Ci sono posizioni che non tutti conosono. C’è un gruppo ristretto che gestisce la curva - ci sono i Boys, gli Iriducibili, i Vikings, Brianza alcolica - all’interno di questi schieramenti ci sono dei soggetti che si interfacciano tra di loro. Io non avevo conoscenza diretta dei capi». Secondo il legale, Da Ros non è stato messo al corrente fino in fondo di ciò che sarebbe accaduto durante l’agguato. «Ha parlato di tre persone che erano con lui sul Doblò guidato da Giotto, erano incappucciati, non si distinguevano tra di loro. Ha sentito le voci dei dirigenti che dal primo piano del pub Cartoons gruidavano “andiamo, andiamo” e sono partiti per via Novara». Dopo l’assalto sono tornati in curva e lì tutti sapevano che Belardinelli era gravemente ferito.


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