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Il Grande Torino e quel gesto a Padova per l'ex compagno Walter Petron scomparso a 26 anni

Il Grande Torino e quel gesto a Padova per l'ex compagno Walter Petron scomparso a 26 anni

Il ricordo di Superga e del Grande Torino tocca nel profondo anche la città di Padova. Ecco perchè.

20 febbraio 1949: mancano due mesi e mezzo alla tragedia di Superga e il Grande Torino deve giocare all’Appiani contro il Padova. Gli Invincibili granata prima di affrontare una squadra difficile come quella allenata da Pietro Serantoni (finirà 4-4 con doppietta finale del vicentino Romeo Menti) trovano il tempo per un pensiero ad un loro vecchio amico che non c’è più. In mattinata, infatti, Valentino Mazzola e compagni raggiungono l’altro campo della città, quello intitolato a Walter Petron, il loro ex compagno scomparso quattro anni prima a soli 26 anni.

Mentre due squadre di ragazzini si divertono con il pallone, Valentino depone una corona di fiori in ricordo di Lalo, come era soprannominato, davanti alla lapide che al campo lo ricorda. Petron è scomparso il 21 marzo 1945, trafitto dalla scheggia di una bomba alleata, proprio a due passi sia dalla sua casa al Portello che da quel campo Belzoni che porterà poi per sempre il suo nome. Lalo iniziò a giocare giovanissimo con il Padova, poi nel 1938 il trasferimento al Toro. Era un centrocampista offensivo, molto tecnico e segnava con facilità. Per quattro stagioni fece vedere qui il suo talento. Poi Ferruccio Novo, che stava costruendo il Grande Torino, guardò verso Venezia, dove giocavano due fenomeni come Mazzola e Loik. Li portò a Torino nell’estate del 1942 e in quella trattativa Walter Petron e il sudamericano Raul Mezzadra passarono ai lagunari, ai quali andarono anche diversi soldi. Di Mezzadra non risultano moltissime tracce, ma Petron giocò (bene) ancora un paio di stagioni, compreso il campionato di guerra in cui il Venezia perse la finale a tre con i Vigili del Fuoco di La Spezia e il Torino. La notizia della sua morte, quando la guerra stava ormai per finire, lasciò scioccato il mondo del pallone. Non lo dimenticarono le tre città in cui aveva giocato, Padova, Torino e Venezia. Il Torino lo aveva già omaggiato nel 1946, quando in viaggio verso Trieste per una partita di campionato, si era fermato nel cimitero di Padova per portare dei fiori sulla sua tomba. In quell’occasione erano presenti anche i famigliari di Petron e un altro ex granata di scuola padovana Feliciano Monti (fratello di Giovanni, a cui era già dedicato il Velodromo accanto all’Appiani). Di Walter Petron ci restano oggi alcuni scritti, appartenenti al “Museo Aldo e Dino Ballarin” (museoballarinchioggia.it), che il 2 maggio al Civico di Chioggia ha inaugurato un’interessante mostra per i 70 anni dalla tragedia di Superga. Il giovane calciatore scriveva da Torino a Walter Ravazzolo, giornalista del Gazzettino, lettere molto sincere. La calligrafia è di una bellezza desueta, ma molto difficile da decifrare. Il ragazzo raccontava al cronista amico gli inizi della sua carriera al Padova e delle sue iniziali perplessità circa il trasferimento a Torino perché sentiva la sua città e il club come qualcosa di famigliare. Ma grazie anche ai nuovi compagni si stava ambientando. Era stato preso nell’estate nella quale arrivò tra i granata anche Aldo Olivieri, il portiere campione del mondo con l’Italia di Vittorio Pozzo nel 1938. Proprio con il Gatto Magico, originario di San Michele Extra, condivideva il domicilio nel piccolo albergo “Dogana Vecchia” e una bella amicizia che parlava veneto. Con la maglia granata Petron giocherà 107 partite in campionato, realizzando 26 gol. Poi in Italia, Veneto compreso, arriveranno le bombe. Torino non si farà mancare nemmeno il 4 maggio 1949 e il dolore per i 31 morti. Chioggia ne pianse due, Aldo e Dino Ballarin. Oggi in quel campetto di vicolo San Massimo a Padova, quartiere Portello, si possono trovare due targhe. Accanto a quella per Walter Petron, ce ne è una per gli eroi di Superga che poco prima di morire avevano trovato il tempo di un saluto. Allo Stadio Penzo di Venezia invece una lapide lo ricorda assieme ad Aldo Ballarin, Ezio Loik e Valentino Mazzola, i tre sfortunati campioni che avevano indossato precedentemente a quella granata la maglia del Venezia. Petron è morto prima, ma è uno di loro. Accomunato da un destino ugualmente infame.


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COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
Anna Alberti
2019-05-04 14:21:48
Fiera di essere nata in quella zona (Portello) e di aver conosciuto i familiari di Walter, gente di una semplicità e bontà uniche.

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