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Pyeongchang, la felicità di Carolina Kostner: «Ho lottato per esserci, sono ancora bambina»

La felicità di Carolina Kostner: «Ho lottato per esserci, sono ancora bambina»

«Ho lottato per essere qui, non l'ho mai dato per scontato, e ora provo tantissima gioia. Sono una donna tra tante bambine? No, quello che nessuno sa è che io sono ancora una bambina». Carolina Kostner non nasconde l'emozione dopo il debutto ai Giochi invernali di Pyeongchang, la sua quarta Olimpiade. La pattinatrice azzurra, che giovedì ha festeggiato 31 anni, ha rotto il ghiaccio esibendosi sulle note di 'Ne me quitte pas' di Celine Dionnel nel programma corto del team event alla Gangneung Ice Arena, chiudendo con il secondo punteggio alle spalle solo della russa Evgenia Medvedeva. Nonostante un piccolo errore in avvio la campionessa bolzanina, vestita di rosso come agli Europei di Mosca nella gara che le è valsa uno splendido bronzo, non si è scomposta e ha chiuso tra gli applausi del pubblico. «È stato un inizio fantastico, il ghiaccio scivola molto bene. Anche se la prima combinazione non era ottimale, è bello avere quella tranquillità per gestire la cosa e anche l'ironia per dire: 'non è perfetto, ma siamo quì. Sono sensazioni molto importanti che vanno oltre il risultato», racconta dopo l'esibizione con cui ha guidato l'Italia alla finale di domani. 

Il ritorno ai Giochi, dopo essersi lasciata alle spalle la squalifica per omessa denuncia nel caso che ha visto coinvolto il suo ex fidanzato Alex Schwazer, le fa brillare gli occhi. «Sento tanta gratitudine e gioia di essere qui che non mi aspetto niente -sottolinea la Kostner-. A parte condividere la mia passione e il mio amore per questo sport con tutto il mondo, far parte di una squadra eccezionale, rappresentare il mio Paese con tanta gioia, onore e serenità. Spero solo di tornare a casa sapendo di aver dato il massimo e con un grande sorriso». La nuova Carolina è anche la 'leader calmà di un gruppo sempre più unito: «Una squadra -sottolinea con orgoglio- in cui credo fortemente. Siamo molto affiatati, siamo diventati grandi amici in questi anni e condividiamo gli stessi sacrifici, ci meritiamo di essere qui insieme». La veterana dei Giochi che si sente ancora una «little girl», come dice nella sua intervista in inglese, parla in ogni caso da donna ed atleta matura: «Essendo in fasi della vita diverse, magari l'emozione che provi in un'Olimpiade non è sempre la stessa. Ti aiuta l'esperienza perché conosci le dinamiche, come funziona il villaggio olimpico, la condivisione con la squadra. Per il resto -conclude- è una gara e la prepari come le altre, con il cuore aperto a quello che viene, sapendo che dai il tuo il meglio. È il massimo che posso fare: pattinare».


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