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Diabolik, la Capitale blindata: «Ultrà violenti ai funerali»

Diabolik, la Capitale blindata: «Ultrà violenti ai funerali»

La tensione è alta. Gruppi ultras di mezza Italia ma anche d’Europa sono dati in rotta su Roma. I primi londinesi del West Ham sono arrivati già ieri sera, così anche i polacchi del Wisla Cracovia, che hanno puntato dritto verso via Amulio, la sede degli Irriducibili Lazio (supersorvegliata) di cui Fabrizio Piscitelli era lo storico capo, per rendere omaggio al grande bandierone che sventola in piazza con l’effige della mascherina simbolo del personaggio dei fumetti e la scritta “Diablo vive”.

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Davanti alla saracinesca della “tana” laziale, mazzi di fiori freschi e messaggi commossi lasciati da semplici tifosi. Gli Irriducibili ieri sera hanno diramato un comunicato: «In rispetto assoluto ai familiari, non saremo presenti al cimitero Flaminio pertanto estendiamo l’appello a tutti i tifosi della Lazio e non». 
 





LE DELEGAZIONI
Non telegrammi, ma striscioni. Tra i tanti di solidarietà mostrati sugli spalti nelle amichevoli in giro per l’Italia in questi giorni, ci sono quelli dei Boys Parma, dalla Curva Sud Brindisi, dalla Sud Milano, dalla Curva Nord 69 dell’Inter e dai tifosi della Nord 12 Palermo (che rendono onore al «camerata»). Sul profilo twitter “Curvastone 1900”, gli ultras laziali non sono teneri: «Un funerale alla sei del mattino... manco Provenzano o Buscetta... fate schifo... Ma tanto gli ultras non si fermano. Siete tutti avvisati». Delegazioni del Levski Sofia sono date “in marcia” verso la Capitale e alcune delle frange storicamente più dure del tifo italiano stanno valutando se e come essere anche loro nella Città eterna nel giorno in cui verrà recitato il requiem per il Diablo. Sono pronti a salire in macchina o a prendere il primo treno anche dall’Austria Vienna e da Torino (Tradizione Juventus) anche se ora, dopo l’appello, potrebbero fermarsi o dirottare anche loro in quel di via Amulio. La Curva Furlan Triestina è stata tra le prime a rappresentare il proprio dolore per la morte di Diabolik con uno striscione appeso dai rossoalabardati su un cavalcavia: «Ora sei l’aquila che i cieli domina, ciao Fabrizio!». Ma la mobilitazione passa anche per la Romania con gli ultrà del Politehnica Lasi, per gli “Ultrà Sur” del Real Madrid e le “Brigados blanquiazules” dell’Espanyol, nella penisola iberica, storicamente al fianco dei biancocelesti. Non si può lasciare solo il Diablo. 

LUOGHI SIMBOLO
Perché Piscitelli, ammazzato con un proiettile alla nuca in un affollato parco della Capitale «con metodo mafioso», scrivono i magistrati, e per affari probabilmente riconducibili alla mala e al narcotraffico, era soprattutto il capo indiscusso della Nord dell’Olimpico. Colui che stringeva patti e alleanze, suggellava amicizie e gemellaggi, caricava i laziali dalla piazza di Ponte Milvio prima di fare ingresso allo stadio (lui che era daspato e non poteva più entrare), teneva i rapporti con i capi delle altre Curve e presenziava ai “summit” europei. Così, nonostante la famiglia abbia detto che stamani non si presenterà al policlinico di Tor Vergata per prendersi la salma, la polizia teme che gruppi di supporter facciano sentire la loro voce. Se non più a Prima Porta, in altri luoghi simbolo del tifo ultrà. Nell’ordinanza che predispone i massicci servizi di sicurezza (già a partire dalla notte), il questore parla della «possibilità che numerose persone» si presentino a Prima Porta come a Tor Vergata, disponendo controlli straordinari ai caselli autostradali e nelle stazioni. Ma c’è il rischio che la salma, senza consenso dei familiari, nemmeno si muova dall’obitorio del policlinico. Allora il tam tam degli ultrà potrebbe essere solo rinviato, alla loro maniera.

DERBY
Così a fare ancora più paura sono le ripercussioni che l’intero “affaire funerale vietato” potrebbe avere in un futuro non troppo lontano. Alla prima di campionato, il 25 agosto, mancano solo due settimane (Sampdoria-Lazio). Ma la seconda giornata, il primo settembre alle 18, si giocherà la stracittadina tra Lazio e Roma. Persino i Fedayn, gruppo antagonista della Sud giallorossa, ma che in comune con Diabolik aveva qualche amicizia e il quartiere di origine, il Quadraro, hanno espresso la loro vicinanza: «Nel cielo biancoazzurro brilla un’altra stella. Ciao Fabri». Il timore è che le tifoserie si ricompattino e trovino ancora una volta un denominatore comune nell’odio e nella violenza, riaccendendo la miccia dei disordini e del sentimento Acab per cui divise e poliziotti sono il bersaglio comune. Per questo la Digos teme che l’evento di oggi sia il primo capitolo di un’altra storia di scontri con l’inizio del campionato. Ed è subito allarme rosso al derby dell’Olimpico.


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