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Omicidio Diabolik, la sorella contro i divieti della Questura: «Mio fratello Fabrizio merita un vero funerale»

Omicidio Diabolik, la sorella contro i divieti della Questura: «Mio fratello Fabrizio merita un vero funerale»

Il tono della sua voce è pacato ma al contempo deciso: «Fabrizio merita un funerale pubblico, un funerale degno, e ci batteremo fino all’ultimo per poterlo celebrare». Angela Piscitelli non arretra di un millimetro e con lei anche la moglie di “DiabolikRita Corazza. Lo scontro con la Questura è ormai aperto e ora dalle parole si passa ai fatti: lunedì mattina il legale della famiglia Piscitelli presenterà al Tribunale amministrativo del Lazio l’istanza per chiedere la sospensione del provvedimento deciso dal Questore, Carmine Esposito, che tramite un’ordinanza aveva imposto la celebrazione dei funerali del capo ultras dei tifosi laziali in forma privata martedì mattina alle 6 nella cappella del cimitero di Prima Porta.

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Nel testo, firmato in via di San Vitale, si legge il motivo della decisione: «Il rito funebre celebrato in forma pubblica potrebbe determinare gravi pregiudizi per l’ordine e la sicurezza pubblica». Ma la famiglia di Piscitelli è decisa ad andare avanti. «È una decisione anticostituzionale – argomenta la sorella del “Diablo”, freddato da un colpo di pistola mercoledì scorso nel parco degli Acquedotti da un uomo tuttora ricercato dagli agenti della Squadra Mobile – mio fratello ha pagato i suoi conti con la giustizia e non merita di essere trattato come un boss mafioso».

La decisione presa dal Questore di Roma tiene in considerazione un duplice aspetto: Piscitelli «era un esponente di rilievo della tifoseria della S.S. Lazio, nonché fondatore del noto gruppo ultras denominato Irriducibili» ma era anche un personaggio «coinvolto nel corso degli anni in articolate vicende giudiziarie per le quali ha anche subito una condanna penale». Nella memoria collettiva pesa ancora il funerale che nel 2015 fu celebrato nella parrocchia di Don Bosco per il “re” dei Casamonica, zio Vittorio. Un parallelismo, tuttavia, che la famiglia Piscitelli non vuole accettare. «Mio fratello non è stato condannato per associazione mafiosa, non stiamo parlando di Riina o Provenzano.

La Costituzione è molto chiara, mi sarei aspettata dal Questore – prosegue la sorella di “ Diabolik”, che ha scritto al numero uno di via di San Vitale ma anche al ministro dell’Interno e al prefetto di Roma – un atteggiamento diverso: non un divieto ma eventualmente la certezza del controllo sull’ordine pubblico, fermo restando che chi amava Fabrizio, ovvero la curva Nord dell’Olimpico e le altre tifoserie europee che vogliono salutarlo, non faranno nulla per creare problemi. Quest’ordinanza non è altro se non una provocazione». Anche la moglie assicura: «Non vogliamo per Fabrizio un funerale sfarzoso, né un corteo».

Solo la possibilità di celebrare il rito in forma pubblica nella Basilica di Santa Maria Ausiliatrice, sulla Tuscolana, a pochi metri dalla casa dei genitori anziani di “ Diabolik” e dalla storica sede degli “Irriducibili” di via Amulio. Qui la famiglia vorrebbe allestire la camera ardente per poi far arrivare il feretro nella chiesa che dista poco più di 500 metri. Ora, a scontro “polarizzato”, non resta che aspettare la decisione del Tar, che potrebbe arrivare entro la prossima settimana. Quel che è certo è che il corpo di Fabrizio Piscitelli – su cui la Direzione distrettuale antimafia da mesi aveva puntato gli occhi per un’inchiesta su un nuovo giro di droga e sui clan che operano nella Capitale per il controllo delle piazze sull’asse Roma nord-est – resterà ancora nella camera mortuaria del policlinico di Tor Vergata dove è stata condotta l’autopsia nell’attesa che i giudici amministrativi pronuncino la sentenza.


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