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Rugby, l'Inghilterra dei giganti demolisce l'Italia a Twickenham 57-14

Federico Ruzza

dal nostro inviato
LONDRA  Ci hanno fatto pure male, così impariamo che le loro altezze (e anche grossezze) non vanno prese in giro a Twickenham come due anni fa, quando finì solo 36-15.

Questa volta il tabellone dice 57-14 (p.t. 31-7), ovvero 8 mete a 2, ovvero il devastante, logico, atteso, doloroso risultato di un combattimento fra un peso massimo e uno medio davanti a 82.022 fedeli che incitano i bianchi quando vedono gli avversari in ginocchio.

E non basta mica il ko avvilente nel punteggio: nella batosta subita nella Fortezza (la quarta peggiore di sempre) perdiamo due tipi pure coriacei come Campagnaro, piede sinistro rotto, e Castello, perone sinistro fratturato e legamenti compromessi. Quest'ultimo centro era entrato nel primo tempo per sostituire proprio Campagnaro.
 



Anche Parisse e Morisi, contratture muscolari, restano per ora in forse per il match finale di sabato prossimo contro la Francia a Roma. Fatto sta che gli azzurri hanno chiuso la partita con un pilone schierato terza linea e una linea di trequarti assemblata come quando un colpo di vento ti butta a terra le figurine.

Appunto, un peso massimo contro un medio: nella 21a sconfitta di fila nel Sei Nazioni siamo restati in piedi fino alla fine, ma a che prezzo.

Non è che questa disparità fisica - è stato poi chiesto al ct O’Shea - finirà per togliere interesse al rugby che, al massimo livello, resta inoltre limitato a una manciata di nazioni e  sempre quelle? 

«Mah, adesso forse non è il caso - la risposta dell’irlandese - di fissarsi su questo aspetto che è comunque evidente con le squadre come l’Inghilterra sul podio del mondo. Preferisco però lodare lo spirito di sacrificio degli azzurri che hanno lottato con grande coraggio su ogni pallone contro avversari di quella potenza. Non abbiamo mai alzato bandiera bianca. E poi palla in mano abbiamo segnato due mete molto belle costruendo almeno altre quattro occasioni. Che gli inglesi fossero molto più forti di noi lo sapevamo, adesso pensiamo alla Francia».

Sì, veramente entusiasmanti le marcature di Allan e Morisi, una per tempo: la prima dopo 20 (venti!) fasi con Tebaldi che ha fatto impazzire il mediano avversaro, Morisi che ha resistito a due tranvate e Ruzza, il migliore azzurro, che ha ballato fra gli elefanti per guadagnare metri e consentire ad Allan di sprintare in bandierina per il 7-7 al 12’. Se la tira, questa meta, per il titolo di più bella fra quelle segnate dall'Italia nel Sei Nazioni.

Però sono due camei, queste mete, che lottano per galleggiare sullo tsunami inglese che ha imperversato per 80 minuti (4 mete per tempo) grazie alle galoppate di giganti come Te’o, Tuilagi e Cokanasiga (tutti con radici nelle isole del Pacifico) che facevano tremare anche le tribune.

Per dire, ieri al Times il padre del 21enne Joe Cokasaniga ha candidamente rivelato di aver detto il falso sulla reale età del suo figliolone da quando ha compiuto 15 per farlo giocare con gli under 20 e poi direttamente con i seniores, tanto la stazza dell'adolescente rendeva credibile la bugia. Il padre di Joe, sergente dell'esercito di Sua Maestà di origini fijiane, non è per nulla un tipo imprudente: ha giocato a rugby anche lui e magari ha anche fatto il bene degli altri bambini che non si sono più trovati davanti quel fuori categoria di suo figlio. 

No, l'Italia non ha mai battuto in 24 partite dal 1991  l'Inghilterra e ben difficilmente lo potrà fare se sul tappeto si affronteranno ancora  due pesi così diversi. Siamo adesso alla 21a sconfitta di fila nel Sei Nazioni, questa volta anche peggio del punteggio ipotizzato dai bookmaker che indicavano almeno 30 punti di scarto. Ecco, almeno.

Inghilterra v Italia 57-14 (31-7)

Marcatori: p.t.8’ m. George tr. Farrell (7-0); 11 m. Allan tr. Allan (7-7); 15’ m. May tr. Farrell (14-7); 21’ m. Tuilagi tr. Farrell (21-7); 25’ c.p. Farrell (24-7); 32’ m. Shields tr. Farrell (31-7); s.t. 46’ m. Tuilagi (36-7); 55’ m. Morisi tr. Allan (36-14); 64’ m. Kruis tr. Ford (43-14); 67’ m. Robson tr.  Ford (50-14); 79’ m. Shields tr. Ford (57-14)

Inghilterra: Daly; Cokanasiga, Tuilagi M. (62’ Slade), Te'o, May; Farrell (cap) (61’ Ford), Youngs (61’ Robson); Vunipola B., Curry (55’ Wilson), Shields; Kruis, Launchbury (66’ Hughes); Sinckler (55’ Cole), George (58’ Cowan-Dickie), Genge (58’ Moon).
All. Jones

Italia: Hayward; Padovani, Campagnaro (23’ Castello) (33’ McKinley), Morisi (61’ Palazzani), Esposito; Allan, Tebaldi; Parisse (cap) (61’ Traorè), Steyn, Negri (48’ Polledri); Budd (48’ Sisi), Ruzza; Ferrari (48’ Pasquali), Bigi (48’ Ghiraldini), Lovotti.
All. O’Shea

Arb. Nic Berry (Australia)

Calciatori: Farrell (Inghilterra) 5/6, Allan (Italia) 2/2; Ford (Inghilterra) 3/3
Man of the match: Cokanasiga (Inghilterra)

 
 



LA PRESENTAZIONE
Siccome due anni fa qui a Twickenham gli inglesi ebbero forti difficoltà di comprendonio nel fronteggiare la geniale tattica azzurra del fuorigioco, oggi ricorreranno alla forza bruta per liquidare l’Italia che nel 2017 li ridicolizzò al punto che chiesero poi alla federazione internazionale di cambiare le regole.

E, beh, sì, anche due anni fa, sia pure a fatica, alla fine vinsero loro, perché sono pur sempre la terza squadra più forte del mondo, ma oggi vogliono essere proprio sicuri di demolire la difesa azzurra mandando in campo fra i trequarti Te’o , Tuilagi (entrambi di origine samoana) e Kokasaniga (radici fijiane) che soffocano ogni bilancia sotto complessivi chilogrammi 329.

Insomma, una cavalleria non esattamente leggera come si ha in mente in fatto di trequarti, che costringerà soprattutto i normodotati centri azzurri Campagnaro e Morisi a una battaglia durissima. E poi guarda un po’: la nazione con più rugbysti del globo (2 milioni contro gli 80mila italici) pesca senza ritegno fra i colossi del Pacifico. Chissà perché ogni tanto qualcuno storce il naso se fra gli azzurri capita qualche talentuoso figlio di italiani emigrati oppure qualche equiparato.

Il match di oggi nell'al solito piovigginoso Twickenham è diventato ad alto voltaggio dopo la meravigliosa impresa del Galles che ha mandato al tappeto gli inglesi lanciati verso la vittoria del Sei Nazioni con tanto di Grand Slam (tutte vittorie). Macché: ora, più che battere, compreso il punto di bonus offensivo, l'Italia - come ampiamente da pronostico - devono proprio cancellarla dal campo per rifarsi una verginità e per sfidare nell'ultimo turno la Scozia. Anche il cardo è alla portata di Eddie Jones, ma la batosta a Cardiff ha incrinato certezze e meccanismi che al ct dell'Inghilterra servono anche in vista dei Mondiali in autunno. Niente di meglio che un match nella Fortezza contro la squadra più debolo del Torneo.

"Sì sì, la palla possiamo anche passarla. Ogni tanto, ma non è poi così necessario" ha detto con sufficienza Manu Tuilagi, uno dei tre colossi schierati da Jones sacrificando in panchina l'elegante genialità di Slade. La tattica inglese sarà, in altre parole, quella dei bulldozer, dritto per dritto, il rugby da autoscontri assai poco piacevole da vedere ma devastante se si possiedono titani come i giocatori inglesi.


«Nessuna paura: tutto sommato - dice il rientrante capitano Parisse - è una sorta di riconoscimento al nostro valore, alla nostra capacità di segnare punti e di restare in partita fino all’80’. Di sicuro ci vedrete lottare fino all’ultimo respiro».

Al solito il pronostico dei bookmaker è impietoso (ko di almeno 30 punti), ma in questi giorni la stampa inglese ha più volte riconosciuto i progressi del rugby azzurro guidato da O’Shea come rilevano anche molte delle statistiche del torneo: ad esempio la miglior rimessa laterale, allenata da Giampiero De Carli, è sorprendemente la migliore del torneo.
Azzurri in testa - e qui la sorpresa è ancora più grande, anche nella velocità con cui rimettono in gioco il pallone dopo un raggruppamento. 
Poi, è vero, maledette statistiche, siamo a 20 sconfitte di fila e l'Inghilterra è l'unica squadra del Sei Nazioni che non abbiamo mai battuto: ovvero, uscire in piedi e magari a testa alta oggi dal Tempio stipato da 72mila fedeli restano le realistiche mete dell’Italia. 


Londra, Twickenham Stadium – sabato 9 marzo 2019
Italia-Inghilterra ore 17.45
Guinness Sei Nazioni 2019, IV giornata – diretta su DMAX a partire dalle 17.05 (ora Italiana)


 


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1 di 1 commenti presenti
5ivano5
2019-03-10 09:47:51
Non capisco perché vadano in giro per l'europa a fare figure simili.

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