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Soldini tra i pirati nei mari del Sud:
«La vera sfida è quella mentale»

Giovanni Soldini


Giovanni Soldini è partito otto giorni fa da Hong Kong, all'inseguimento dell'ennesimo record di una carriera unica. E' sulla via del tè, verso Londra.
Giovanni, come va?
«Rispetto alle simulazioni, avevamo guadagnato circa 15 ore - racconta via skype -, passando la zona peggiore della bolla di vento leggero. Superato lo stretto della Sonda, abbiamo preso bene l'aliseo da sud est, nell'oceano Indiano, nonostante temporaloni e manovre di gennaker: l'ideale era entrarvi in anticipo sul primato, perché Lionel Lemonchois viaggiò molto forte nei primi 4 giorni di traversata dell'Indiano. Ora il vantaggio è di 741 miglia, a 4mila da Buona Speranza, prossima boa».
C'erano italiani, al via?
«Qualcuno è venuto a trovarci, per incitare. Siamo partiti con 5 giorni di ritardo per l'inizio di scollamento della rotaia all'altezza della penna, in testa d'albero».
Maserati Multi 70 è lungo 21 metri e 20 cm. Come si naviga?
«Nel mar della Cina è stato uno slalom fra isole e scogli, atolli, navi mercantili e pescherecci non sempre ben segnalati».
Nel 2008, Lemonchois guidava un maxi catamarano di 32,50 metri, coprì la rotta in 41 giorni, 21 ore e 26'. Il suo trimarano quando dovrebbe arrivare?
«Dovremmo completare le 13 miglia prima del 1° marzo. Il traguardo è sotto il ponte Queen Elisabeth II, sul Tamigi.
Esiste la minaccia dei pirati?
«Ogni tanto c'è qualche insidia. L'ultima volta che siamo passati da Singapore, 2-3 anni fa, ci contattarono i servizi segreti francesi per darci istruzioni, seguendoci con il satellitare. I pirati comunque sono più interessati alle navette che portano qualcosa:. Non sono preoccupato, a meno che mi trovi in barca uno con il mitra».
La famiglia quanto incide nei successi o nell'evitare i rischi?
«I miei figli sono fra scuole medie e università, si abituano a un padre che fa queste cose, spesso problematiche, ciascuno fa la sua vita».
A bordo quanti siete?
«Cinque. E tutti fanno tutto. Guido Broggi è milanese, abita come in Liguria e mi segue da oltre da oltre 20 anni, da una New York-San Francisco. Alex Pella e Oliver Herrera sono spagnoli, Sebastien Audigane francese: Seba e Alex sono molto esperti, fecero persino il giro del mondo senza scalo».
C'è qualcosa di Nordest, nella sua storia?
«Ho navigato molto con un veneziano, Alberto Sonino, in particolare alla Quebec-Saint Malo. E lì ho tanti amici».
Quante regate in carriera?
«Non amo i numeri, ho perso il conto».
Il compenso è adeguato, rispetto ai sacrifici?
«Se si confronta con i calciatori, sicuramente no. Ma ognuno fa la sua vita e allora non è un gran problema».
Non avesse fatto il velista?
«Chi lo sa, non ci ho mai pensato».
Di quali campioni è amico?
«Di tanti, fra quanti fanno il mio mestiere. E poi sono fan di un sacco di gente, a partire da Valentino Rossi».
Il velista solitario è più paragonabile a un ultramaratoneta o a un fondista di sci o nuoto?
«Lo sforzo è soprattutto mentale, conta non perdere l'equilibrio e anche la gestione del sonno».
Un velista quando invecchia?
«Dipende, io vado per i 52 anni. Il francese Francis Joyon resiste a 63, ma è molto speciale».
Quali sono i più grandi nella storia?
«Un altro francese, Loick Peyron, e il mito Peter Blake, neozelandese ucciso dai pirati».
Le è mai venuta voglia di partecipare a un'Olimpiade?
«Sono discipline molto diverse. A me piace navigare su tratte lunghe, abbreviare non sarebbe facile. Non si può fare tutto, in acqua, servirebbe un intero quadriennio per preparare quella manifestazione».
Si avventura in barca da 28 anni, ha ancora paura?
«È una buona compagna di viaggio, fa vedere i limiti propri e della barca. Maserati poi è stupenda, quaggiù si fa anche ricerca, l'assetto è volante e la velocità massima che può toccare sono 46 nodi».
Nel libro «Blu» cita Melville e l'Ismaele di Moby Dick. Perchè naviga?
«Per me è la vita».
 


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